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La fiaba in pillole/ Hansel e Gretel

E’ una fiaba tedesca riportata dai fratelli Grimm.

Hänsel e Gretel, figli di un povero taglialegna che non riesce più a sfamare la famiglia, sono stati condotti nel bosco dal padre e dalla matrigna, con la scusa di far legna: lì, i due bambini vengono abbandonati. Vagando per la foresta, i fratellini trovano finalmente una radura, dove vedono una piccola casa. Si avvicinano e, con stupore, scoprono che la casetta è tutta fatta di dolci.

Mentre stanno sgranocchiando le pareti di marzapane, dall’interno della casa spunta una vecchietta che si offre di ospitare i due fratelli. I bambini, non sapendo dove andare, accettano grati la sua ospitalità.

Ma ben presto Gretel e il fratello si rendono conto di non essere più liberi, bensì prigionieri della vecchia, che in realtà è una strega che mangia i bambini: il maschietto – troppo magro – viene messo all’ingrasso dentro a una gabbia, così da metter su un po’ di carne perché è destinato a diventare il pasto della strega, ben decisa a mangiarselo quanto prima Gretel – che, dovendo fare le pulizie, è libera di girare per la casa – riesce con un trucco a spingere la strega dentro la stufa, bruciandola. Libera Hänsel e così, i due bambini, impadronitisi dei beni della strega, tornano a casa dal padre ormai ricchi e senza problemi economici per il futuro.

E’ un racconto molto lungo e complesso, ricco di prove che si ripetono, di simboli della natura  e artefatti dell’uomo. Ogni simbolo richiederebbe una sua analisi approfondita! Basti pensare al significato di foresta come “inconscio, labirinto intricato”, e di una casa ai margini della civiltà, una casa da cui è molto facile entrare nella foresta della strega. Due elementi che ritroviamo anche nella fiaba di Cappuccetto Rosso. E anche Cappuccetto Rosso, seppur in modo più gentile, viene mandata dentro la foresta dove abita la nonna.

C’è una Gretel molto piccola, paurosa e il giovane Hansel che invece, pur essendo bambino, in realtà si comporta da Genitore Affettivo, la calma e la consola, impedendole di assumere un ruolo più attivo, costringendo entrambi ad una vita in simbiosi, e poi da Adulto, con un piano programmatico, quello dei sassolini e poi delle briciole di pane. Di fronte a un Padre così poco autorevole, non è difficile capire come Hansel assuma una posizione genitoriale, di protezione dell’elemento più debole, la sorellina.

Ma la peculiarità della fiaba è che non c’è un salvatore esterno che interviene a salvare i due fratellini, ma Hansel e Gretel si liberano da soli.

Nella casa della strega osserviamo un Hansel capace di ingannare la strega con l’ossicino di pollo: la strega non ragiona in modo Adulto ma mette in campo in modo ‘protocollato’ il suo mondo di distruzione. E finalmente assistiamo alla rinascita di Gretel, che in tutta l’ultima parte della fiaba assume un ruolo paritetico rispetto ad Hansel: nel momento in cui si rende conto nel giorno dell’esecuzione fissato per i due fratellini, alla prima occasione, con una prova stupefacente, spinge a morte la strega nel fuoco. Siamo nel qui ed ora, Gretel controlla le proprie emozioni e non si dà un giudizio di valore – sto facendo bene o male – mentre fa cadere la strega nel tranello del forno che non funziona: Gretel diventa Adulta per sopravvivere.

Perché tornano a casa Hansel e Gretel? Perché questa fine così paradossale per ricercare il luogo da cui sono stati ingannati e cacciati? Perché non vanno a scoprire altri regni, altri luoghi, perché di lei non si innamora un principe di passaggio e di lui una bella principessa in un mondo lontano? Forse perché la fuga in un altro luogo non è sempre il migliore dei modi per scappare dalle difficoltà, ma soprattutto, ed ecco la grande verità di questa fiaba, è impossibile scappare dalle proprie radici, dalla prime relazioni della propria vita, quelle con la madre e con il padre. La fiaba di Hansel e Gretel ci racconta quindi un percorso di crescita.