Perchè Casa Zoe

piccolo principe

Casa Zoe è un’occasione per riattivare quel sistema di relazioni e mutuo aiuto che non solo serva a dare una risposta a bisogni importanti (far crescere i propri figli in un contesto educativamente valido), ma anche per cambiare radicalmente il nostro approccio ai servizi, sollecitando i territori ad autorganizzarsi per dare alcune delle risposte che servono.

Se infatti vi sono certamente bisogni essenziali (sociali, sanitari, lavorativi, di reddito…) a cui solo il pubblico può organizzare una risposta, ve ne sono altri per i quali è possibile pensare che i cittadini si organizzino, con il supporto del pubblico, ma valorizzando le risorse di tempo, educative, di prossimità, che sono certamente notevoli, per costruire insieme risposte partecipate e quindi non solo più economiche, ma senz’altro più vissute e quindi più vicine al sentire comune, alle esigenze di chi vi partecipa.

Il gioco e l’attenzione alla relazione sono gli elementi fondanti di Casa Zoe: intendiamo promuovere il gioco libero, lasciar vivere ai piccoli prime esperienze infantili positive che, come sappiamo, influiscono sulla formazione dell’autostima, della fiducia in sé e negli altri, sulla percezione di sé in rapporto agli altri e determinano anche il modo in cui interpreteremo le esperienze successive. Il gioco è una palestra di vita per i bambini.

E’ fondamentale per lo sviluppo cognitivo, affettivo e sociale; favorisce l’espressività, la creatività, la formazione personale, la crescita, lo sviluppo di competenze logiche, motorie, affettive e sociali. Con il gioco i bambini esprimono le parti più autentiche di sé, danno voce ed elaborano sentimenti e paure. E’ il mezzo d’apprendimento più efficace dell’infanzia. Struttura la creatività, la fantasia, l’indipendenza, l’autonomia, il pensiero. Imparare a stare al gioco equivale ad imparare a stare al mondo.

Il gioco risponde, inoltre, a due criteri molto importanti: quello di libertà (non si può, infatti, costringere a giocare) e di scelta (si sceglie un gioco perché procura piacere e benessere). Se chiediamo ad un bambino o a un ragazzino o a un adulto perché gioca, la motivazione principale è il divertimento. Giocare crea dunque benessere per tutti, superando la dicotomia agio-disagio. E’ nostra intenzione creare e moltiplicare gli spazi per giocare insieme in famiglia, mettendo a disposizione di adulti e bambini uno spazio-tempo nuovo, rispetto allo spazio-tempo domestico, dando la possibilità di vivere occasioni di attenzione al bambino e alla relazione spesso carenti nel quotidiano familiare.

Nessun progetto educativo può prescindere dalla qualità della relazione tra genitori e figli. Quando il genitore osserva e si identifica con il gioco dei bambini, conferisce al gioco un’importanza speciale, una profondità di significati. Quel gioco assume allora una portata evolutiva e affettiva unica ed è anche un ponte che unisce l’adulto e il bambino, uno strumento di relazione e di comunicazione, un modo particolare di dialogare che si fonda sul linguaggio del bambino ed è necessario per rinforzare la relazione con i propri figli.

Giocare insieme è benefico per il bambino, che così si sente apprezzato e amato e sperimenta esperienze condivise di apprezzamento e di fiducia che costituiscono una base per un legame profondo, con notevoli valenze preventive a livello primario. Giocare con gli adulti, in particolare con mamma e papà, rappresenta dunque un momento di profondo significato e di scambio per i bambini, che ne escono nutriti nell’autostima, con maggiore senso di sicurezza, importanza, accudimento e protezione. E’ prezioso anche per il genitore, poiché significa migliorare il proprio senso di efficacia, sentirsi a proprio agio in un ruolo educativo, con un circolo virtuoso di conseguenze positive in famiglia e sul piccolo.

Ormai tutti concordano sull’importanza di esperienze primarie “sufficientemente buone” in ogni area di esperienza del bambino, per favorire il benessere del minore, ma anche della famiglia.